Alitalia, sindacati contro i 2.251 licenziamenti

Netta posizione dei sindacati contro i licenziamenti: la trattativa proseguirà comunque, ma resta prioritaria la necessità di visualizzare il progetto Etihad.

La crisi mondiale ha colpito la maggior parte dei settori economici, ma ci sono alcuni settori, come quello dell'enologia, che non hanno risentito della crisi finanziaria e hanno continuato a produrre notevoli profitti. Secondo dei dati statistici provenienti direttamente dalla Coldiretti, gli occupati nel settore enologico sono cresciuti piu' del 50% negli ultimi dieci anni. La professione dell'enologo e' molto interessante, e sempre piu' giovani decidono di intraprendere un corso di studi per imparare tutte le nozioni teoriche e pratiche necessarie. Ma qual'e' il percorso di studi piu' indicato per diventare un enologo? Fortunatamente l'Italia, una delle capitali mondiali del vino, non ha problemi nell'educazione di questo settore, e per cominciare e' sufficiente iscriversi ad una facolta' universitaria di Agraria, con indirizzo "Viticoltura ed Enologia". La laurea breve da 3 anni comunque non basta per diventare un buon enologo, bisogna anche frequentare dei corsi di specializzazione, master e di aggiornamento. Oggigiorno c'e' molta concorrenza sul mercato, e per crearsi una buona posizione e' necessario studiare molto e avere anche quanti piu' contatti possibili con le Aziende Agricole. Un enologo solitamente e' un libero professionista dotato di partita IVA che offre la propria consulenza alle Aziende Agricole. L'enologo ha il compito di controllare il totale rispetto delle norme igieniche dello stabilimento, il corretto funzionamento delle macchine, la struttura dell'edificio (umidita' nell'aria, presenza di ossigeno, eccetera...), oltre a gestire personalmente le fasi del processo di trasformazione, produzione e invecchiamento del vino. La professione di enologo e' ufficialmente riconosciuta in Italia, Francia, Spagna e Svizzera, e a breve lo sara' anche in Germania, Cina, Brasile e Cile.

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Le principali organizzazioni sindacali, rappresentative dei lavoratori Alitalia, hanno alzato un muro netto nei confronti della proposta di Etihad, il nuovo socio che vorrebbe subentrare nel capitale della compagnia di bandiera proponendo, tra le principali condizioni, un dimagrimento della forza lavoro di 2.251 unità.

Siamo Polo Sud e Polo Nord” – ha affermato il segretario nazionale Filt-Cgil, Mauro Rossi, sottolineando le distanze con l’azienda, per poi aggiungere come si sia comunque scelto di proseguire il confronto, pur nella consapevolezza, proseguono le principali sigle, che “chi investe 560 milioni non può avere la necessità di mettere per strada 2.251 persone”.

Insomma, in fin dei conti la chiusura dei sindacati è tutt’altro che imprevedibile, e subordinata innanzitutto alla presentazione di un piano ancora in parte ignoto. Una posizione che – sottolineava il quotidiano Il Messaggero – ricorda quella adottata nel 2008 dinanzi ai vertici della Air France. Che, poi, abbandonò il tavolo delle trattative: accadrà così anche questa volta?