Piano Vodafone: lavoro a distanza per oltre 3.000 dipendenti

Rivoluzione in casa Vodafone: più di 3.000 dipendenti lavoreranno da casa! Funzionerà lo smart working voluto dal gruppo britannico?

La crisi mondiale ha colpito la maggior parte dei settori economici, ma ci sono alcuni settori, come quello dell'enologia, che non hanno risentito della crisi finanziaria e hanno continuato a produrre notevoli profitti. Secondo dei dati statistici provenienti direttamente dalla Coldiretti, gli occupati nel settore enologico sono cresciuti piu' del 50% negli ultimi dieci anni. La professione dell'enologo e' molto interessante, e sempre piu' giovani decidono di intraprendere un corso di studi per imparare tutte le nozioni teoriche e pratiche necessarie. Ma qual'e' il percorso di studi piu' indicato per diventare un enologo? Fortunatamente l'Italia, una delle capitali mondiali del vino, non ha problemi nell'educazione di questo settore, e per cominciare e' sufficiente iscriversi ad una facolta' universitaria di Agraria, con indirizzo "Viticoltura ed Enologia". La laurea breve da 3 anni comunque non basta per diventare un buon enologo, bisogna anche frequentare dei corsi di specializzazione, master e di aggiornamento. Oggigiorno c'e' molta concorrenza sul mercato, e per crearsi una buona posizione e' necessario studiare molto e avere anche quanti piu' contatti possibili con le Aziende Agricole. Un enologo solitamente e' un libero professionista dotato di partita IVA che offre la propria consulenza alle Aziende Agricole. L'enologo ha il compito di controllare il totale rispetto delle norme igieniche dello stabilimento, il corretto funzionamento delle macchine, la struttura dell'edificio (umidita' nell'aria, presenza di ossigeno, eccetera...), oltre a gestire personalmente le fasi del processo di trasformazione, produzione e invecchiamento del vino. La professione di enologo e' ufficialmente riconosciuta in Italia, Francia, Spagna e Svizzera, e a breve lo sara' anche in Germania, Cina, Brasile e Cile.

vodafone

Vodafone spingerà sul lavoro a distanza per “rivoluzionare” l’approccio professionale di dipendenti e collaboratori, sfruttando in tal modo le potenzialità dello smart working e attivando iniziative in specifico riguardo.

Stando a quanto reso noto, Vodafone Italia ha deciso di lanciare il progetto del “lavoro agile” per 3.100 dipendenti sulle 6.500 risorse aziendali che non hanno un contatto diretto con il cliente. Una vera e propria rivoluzione che avverrà in maniera graduale, e che è frutto di una lunga sperimentazione che ha prodotto – pare – risultati molto positivi.

Secondo quanto afferma Elisabetta Caldera, direttore risorse umane e organizzazione del gruppo, l’obiettivo sarebbe quello di rendere “l’organizzazione del lavoro più vicina all’evoluzione del mondo che ci circonda”, incoraggiando “una cultura del lavoro più orientata al risultato e meno alla presenza fisica”.

Voi che ne pensate? Non trovate che oramai quella dello smart working sia una strada pressochè obbligata per piccole e grandi aziende?