Quanto è ricca la Chiesa Cattolica?

La Chiesa sarebbe titolare di uno dei più rilevanti patrimoni di lingotti d’oro del mondo: più di 1.245 miliardi di dollari!

La crisi mondiale ha colpito la maggior parte dei settori economici, ma ci sono alcuni settori, come quello dell'enologia, che non hanno risentito della crisi finanziaria e hanno continuato a produrre notevoli profitti. Secondo dei dati statistici provenienti direttamente dalla Coldiretti, gli occupati nel settore enologico sono cresciuti piu' del 50% negli ultimi dieci anni. La professione dell'enologo e' molto interessante, e sempre piu' giovani decidono di intraprendere un corso di studi per imparare tutte le nozioni teoriche e pratiche necessarie. Ma qual'e' il percorso di studi piu' indicato per diventare un enologo? Fortunatamente l'Italia, una delle capitali mondiali del vino, non ha problemi nell'educazione di questo settore, e per cominciare e' sufficiente iscriversi ad una facolta' universitaria di Agraria, con indirizzo "Viticoltura ed Enologia". La laurea breve da 3 anni comunque non basta per diventare un buon enologo, bisogna anche frequentare dei corsi di specializzazione, master e di aggiornamento. Oggigiorno c'e' molta concorrenza sul mercato, e per crearsi una buona posizione e' necessario studiare molto e avere anche quanti piu' contatti possibili con le Aziende Agricole. Un enologo solitamente e' un libero professionista dotato di partita IVA che offre la propria consulenza alle Aziende Agricole. L'enologo ha il compito di controllare il totale rispetto delle norme igieniche dello stabilimento, il corretto funzionamento delle macchine, la struttura dell'edificio (umidita' nell'aria, presenza di ossigeno, eccetera...), oltre a gestire personalmente le fasi del processo di trasformazione, produzione e invecchiamento del vino. La professione di enologo e' ufficialmente riconosciuta in Italia, Francia, Spagna e Svizzera, e a breve lo sara' anche in Germania, Cina, Brasile e Cile.

oro chiesa

La domanda titolo del nostro approfondimento è, probabilmente, una delle principali questioni a dover rimanere irrisolte. È infatti praticamente impossibile cercare di comprendere a quanto ammonti il patrimonio complessivo della Chiesa Cattolica, formatosi nel passare di 20 secoli, nei quali il Vaticano & co. sono entrati in possesso di ricchezze inestimabili. Dai tesori d’arte custoditi nelle Chiese e nei musei, fino alle riserve d’oro, il patrimonio ecclesiastico è difficilmente stimabile e, probabilmente, in grado di divenire impareggiabile (anche nei confronti delle nazioni più ricche e agiate).

Secondo quanto sostiene ad esempio il bilancio della Santa Sede (consolidato, ovvero, “di gruppo”), il 2011 si sarebbe chiuso con una perdita di 15 milioni di euro. A sorprendere sono tuttavia le previsioni (più o meno attendibili) sul patrimonio della Chiesa: secondo quanto affermano alcune stime, infatti, la Chiesa Cattolica sarebbe detentrice del più grande numero di lingotti d’oro di qualsiasi altra organizzazione mondiale, con un numero che supera le 60 mila tonnellate (se così fosse, si tratterebbe di un volume due volte superiore alla dimensione delle riserve ufficiali totali di oro di tutto il mondo, ovvero quasi un terzo di tutto l’oro mai estratto o prodotto).

Non solo: sempre ammettendo che le stime di cui sopra siano affidabili, ciò significa che la Chiesa ha in cassaforte un controvalore che supera i 1.245 miliardi di dollari americani: una cifra davvero incredibile, convertendo la quale in denaro si potrebbero certamente risolvere un lunghissimo numero di problemi umanitari.

Ad ogni modo, si pensi come il patrimonio della Chiesa non sia certamente concentrato nel solo Vaticano, ma sia suddiviso tra le tantissime riserve dichiarate (o meno). Altri studi contemporanei sostengono inoltre che solamente il 20% delle riserve d’oro è immagazzinato in terze parti ufficiali (come la Federal Reserve Bank, la Banca d’Italia, ecc.), mentre l’80% sarebbe depositato in caveuax privati della Chiesa.

L’intero patrimonio ecclesiastico viene oggi gestito dall’amministrazione del patrimonio della sede apostolico, che solamente di beni immobiliari (case, ecc.) ha un valore approssimativo di 500 milioni di euro. A ciò si aggiungano anche le azioni, l’oro, le obbligazioni e tutto il patrimonio fuori bilancio (come quello riconducibile a Propaganda Fide, il “ministero” delle missioni, che si ritiene abbia in patrimonio circa 10 miliardi di euro).

Dati che – in ogni caso – non possono che essere il lontano frutto di stime e previsioni, e della cui attendibilità, probabilmente, non avremo mai una reale certezza.