Conti correnti: arriva l’aumento sull’imposta di bollo

Dal 1 gennaio 2014 l’imposta di bollo sui conti correnti e sui depositi titoli sarà più cara: ecco cosa accadrà ai nostri investimenti.

La crisi mondiale ha colpito la maggior parte dei settori economici, ma ci sono alcuni settori, come quello dell'enologia, che non hanno risentito della crisi finanziaria e hanno continuato a produrre notevoli profitti. Secondo dei dati statistici provenienti direttamente dalla Coldiretti, gli occupati nel settore enologico sono cresciuti piu' del 50% negli ultimi dieci anni. La professione dell'enologo e' molto interessante, e sempre piu' giovani decidono di intraprendere un corso di studi per imparare tutte le nozioni teoriche e pratiche necessarie. Ma qual'e' il percorso di studi piu' indicato per diventare un enologo? Fortunatamente l'Italia, una delle capitali mondiali del vino, non ha problemi nell'educazione di questo settore, e per cominciare e' sufficiente iscriversi ad una facolta' universitaria di Agraria, con indirizzo "Viticoltura ed Enologia". La laurea breve da 3 anni comunque non basta per diventare un buon enologo, bisogna anche frequentare dei corsi di specializzazione, master e di aggiornamento. Oggigiorno c'e' molta concorrenza sul mercato, e per crearsi una buona posizione e' necessario studiare molto e avere anche quanti piu' contatti possibili con le Aziende Agricole. Un enologo solitamente e' un libero professionista dotato di partita IVA che offre la propria consulenza alle Aziende Agricole. L'enologo ha il compito di controllare il totale rispetto delle norme igieniche dello stabilimento, il corretto funzionamento delle macchine, la struttura dell'edificio (umidita' nell'aria, presenza di ossigeno, eccetera...), oltre a gestire personalmente le fasi del processo di trasformazione, produzione e invecchiamento del vino. La professione di enologo e' ufficialmente riconosciuta in Italia, Francia, Spagna e Svizzera, e a breve lo sara' anche in Germania, Cina, Brasile e Cile.

conti correnti

Il Natale 2013 si preannuncia particolarmente difficile per le tasche degli italiani, ma il “risveglio” del Capodanno 2014 dovrebbe essere addirittura peggiore. Il “merito” – si fa per dire – è di una vecchia previsione normativa elaborata dal governo Monti, che con decorrenza 1 gennaio 2014 ha previsto l’incremento dell’imposta di bollo sui conti correnti e sui depositi amministrati.

L’imposta di bollo salirà quindi al 2 per mille annuo (anzichè l’1,5 per mille), e sarà applicata su tutti i depositi che avranno un saldo superiore a 5.000 euro. Una sgradita novità, soprattutto se si ricorda che fino al 2011 l’imposta di bollo sui conti correnti era stabilita in misura fissa, ed era pari a 34 euro annui. Inoltre, all’imposta di bollo si dovrà aggiungere la ritenuta fiscale del 27% su tutti i guadagni.

Qualche esempio? Su un investimento di 100 mila euro in obbligazioni, con rendimento del 3% (cioè 3.000 euro), le tasse ammontano a 600 euro, mentre l’imposta di bollo ammonta a 200 euro. In altri termini, 800 euro da pagare su 3.000 euro guadagnati.

Non è ancora chiaro se il nuovo incremento sull’imposta di bollo potrà o meno scoraggiare investimenti finanziari di qualsiasi tipo, così come non è chiaro in che modo le banche potranno cercare di compensare questo nuovo salasso ai danni dei contribuenti.

Voi che ne pensate? Pagare il doppio delle tasse sui risparmi che si pagavano appena due anni fa non vi sembra davvero esagerato?