Bollette Enel, ecco perché potete richiedere il rimborso degli ultimi 10 anni!

Scopri in che modo è possibile richiedere il rimborso delle bollette Enel degli ultimi 10 anni!

La crisi mondiale ha colpito la maggior parte dei settori economici, ma ci sono alcuni settori, come quello dell'enologia, che non hanno risentito della crisi finanziaria e hanno continuato a produrre notevoli profitti. Secondo dei dati statistici provenienti direttamente dalla Coldiretti, gli occupati nel settore enologico sono cresciuti piu' del 50% negli ultimi dieci anni. La professione dell'enologo e' molto interessante, e sempre piu' giovani decidono di intraprendere un corso di studi per imparare tutte le nozioni teoriche e pratiche necessarie. Ma qual'e' il percorso di studi piu' indicato per diventare un enologo? Fortunatamente l'Italia, una delle capitali mondiali del vino, non ha problemi nell'educazione di questo settore, e per cominciare e' sufficiente iscriversi ad una facolta' universitaria di Agraria, con indirizzo "Viticoltura ed Enologia". La laurea breve da 3 anni comunque non basta per diventare un buon enologo, bisogna anche frequentare dei corsi di specializzazione, master e di aggiornamento. Oggigiorno c'e' molta concorrenza sul mercato, e per crearsi una buona posizione e' necessario studiare molto e avere anche quanti piu' contatti possibili con le Aziende Agricole. Un enologo solitamente e' un libero professionista dotato di partita IVA che offre la propria consulenza alle Aziende Agricole. L'enologo ha il compito di controllare il totale rispetto delle norme igieniche dello stabilimento, il corretto funzionamento delle macchine, la struttura dell'edificio (umidita' nell'aria, presenza di ossigeno, eccetera...), oltre a gestire personalmente le fasi del processo di trasformazione, produzione e invecchiamento del vino. La professione di enologo e' ufficialmente riconosciuta in Italia, Francia, Spagna e Svizzera, e a breve lo sara' anche in Germania, Cina, Brasile e Cile.

lavoro enel

Negli ultimi giorni sul web sta circolando la notizia secondo cui sarebbe possibile richiedere il rimborso e gli interessi sulle bollette degli ultimi 10 anni qualora si verificassero alcune semplici circostanze. Stando a quanto dichiarano diversi siti internet, infatti, pare che alcune utenze stiano versando una somma superiore a quella effettivamente dovuta, con rincari pari anche al 30% di quanto congruamente “versabile” nelle casse della società di fornitura dei servizi di energia elettrica.

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Per potersi accertare univocamente se si rientra nel caso del potenziale rimborso è sufficiente visualizzare la dicitura nella sezione “dati fornitura” del proprio conto per l’energia elettrica. Se in tale sezione è stato riportato il testo “Uso domestico non residente con Tariffa D3 bioraria” – precisano i siti web – è possibile che l’Enel abbia chiesto una cifra superiore a quella che si sarebbe in realtà dovuto pagare.

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Per poter ripristinare la situazione più favorevole e richiedere quindi il rimborso di quanto non dovuto, è possibile scrivere all’Enel e richiedere di passare alla tariffa “corretta” per i residenti, inviando i documenti che possano attestare l’effettiva residenza.

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Stando a quanto dichiarato dal sito internet Affari Italiani, Enel avrebbe dichiarato che il problema sorge dal fatto che per l’applicazione della tariffa per uso domestico residente, il cliente che ha la residenza anagrafica nell’abitazione in cui è attiva la fornitura, o che ne ha richiesto il trasferimento in caso di un nuovo contratto, deve poi presentare l’autocertificazione entro 5 mesi dalla data del contratto.

Se il cliente non provvede, Enel Servizio Elettrico invia comunque una lettera – promemoria per poter sollecitare la produzione dell’autocertificazione, fornendo quindi ulteriori 30 giorni per poter procedere all’invio. Solamente in caso di mancata produzione della documentazione si provvede dunque alla revoca del beneficio tariffario. Ora è dunque possibile verificare sulla bolletta quanto accaduto, procedendo alla modifica del tipo di contratto e al rimborso, con effetto retroattivo fino anche a 10 anni, inviando – appunto – l’autocertificazione.