Crisi dei consumi, si “torna” al 2004

Il 2013 è iniziato nel peggiore dei modi per i consumi italiani, diminuiti in modo significativo rispetto all’anno precedente. E le previsioni per i prossimi mesi sono tutt’altro che positive…

La crisi mondiale ha colpito la maggior parte dei settori economici, ma ci sono alcuni settori, come quello dell'enologia, che non hanno risentito della crisi finanziaria e hanno continuato a produrre notevoli profitti. Secondo dei dati statistici provenienti direttamente dalla Coldiretti, gli occupati nel settore enologico sono cresciuti piu' del 50% negli ultimi dieci anni. La professione dell'enologo e' molto interessante, e sempre piu' giovani decidono di intraprendere un corso di studi per imparare tutte le nozioni teoriche e pratiche necessarie. Ma qual'e' il percorso di studi piu' indicato per diventare un enologo? Fortunatamente l'Italia, una delle capitali mondiali del vino, non ha problemi nell'educazione di questo settore, e per cominciare e' sufficiente iscriversi ad una facolta' universitaria di Agraria, con indirizzo "Viticoltura ed Enologia". La laurea breve da 3 anni comunque non basta per diventare un buon enologo, bisogna anche frequentare dei corsi di specializzazione, master e di aggiornamento. Oggigiorno c'e' molta concorrenza sul mercato, e per crearsi una buona posizione e' necessario studiare molto e avere anche quanti piu' contatti possibili con le Aziende Agricole. Un enologo solitamente e' un libero professionista dotato di partita IVA che offre la propria consulenza alle Aziende Agricole. L'enologo ha il compito di controllare il totale rispetto delle norme igieniche dello stabilimento, il corretto funzionamento delle macchine, la struttura dell'edificio (umidita' nell'aria, presenza di ossigeno, eccetera...), oltre a gestire personalmente le fasi del processo di trasformazione, produzione e invecchiamento del vino. La professione di enologo e' ufficialmente riconosciuta in Italia, Francia, Spagna e Svizzera, e a breve lo sara' anche in Germania, Cina, Brasile e Cile.

consumi

È un vero e proprio ritorno al passato quello sperimentato dai consumi italiani, scesi del 2,4% nel corso del primo mese del nuovo anno rispetto a quanto verificato appena un anno prima, e dello 0,9% a gennaio 2013 rispetto a dicembre 2012.

Stando alle indicazioni contenute nel nuovo report curato da Confcommercio, il calo sarebbe stato provocato da una contrazione del 3,7% nella domanda relativa ai servizi, e del 2% nella spesa per i beni. In maniera più dettagliata, il dato più negativo sembra essere relativo ai beni e ai servizi per la mobilità, con domanda in flessione del 10,1%. Pesante anche il calo degli alimentari, delle bevande e dei tabacchi, con contrazione del 3,9%, così come quello – di identiche proporzioni – per abbigliamento e calzature.

E per il 2013? Per il nuovo anno – afferma Confcommercio – non vi sono buone notizie. Anzi, “le prime informazioni congiunturali relative all’inizio del 2013 mostrano con una certa chiarezza che non si può escludere un ulteriore peggioramento, confermando l’impressione che anche il 2013 sarà un anno particolarmente difficile per l’economia italiana”. Insomma, il trend calante dei consumi italiani sembra essere avviato, e non sembra avere intenzione di arrestarsi nel breve e nel medio termine.