Crisi economica? Ecco perché finirà tra 63 anni!

La crisi economica potrebbe finire solamente tra 63 anni: a formalizzare le buie previsioni è un nuovo report da parte dell’Ufficio Studi di Cgil.

La crisi mondiale ha colpito la maggior parte dei settori economici, ma ci sono alcuni settori, come quello dell'enologia, che non hanno risentito della crisi finanziaria e hanno continuato a produrre notevoli profitti. Secondo dei dati statistici provenienti direttamente dalla Coldiretti, gli occupati nel settore enologico sono cresciuti piu' del 50% negli ultimi dieci anni. La professione dell'enologo e' molto interessante, e sempre piu' giovani decidono di intraprendere un corso di studi per imparare tutte le nozioni teoriche e pratiche necessarie. Ma qual'e' il percorso di studi piu' indicato per diventare un enologo? Fortunatamente l'Italia, una delle capitali mondiali del vino, non ha problemi nell'educazione di questo settore, e per cominciare e' sufficiente iscriversi ad una facolta' universitaria di Agraria, con indirizzo "Viticoltura ed Enologia". La laurea breve da 3 anni comunque non basta per diventare un buon enologo, bisogna anche frequentare dei corsi di specializzazione, master e di aggiornamento. Oggigiorno c'e' molta concorrenza sul mercato, e per crearsi una buona posizione e' necessario studiare molto e avere anche quanti piu' contatti possibili con le Aziende Agricole. Un enologo solitamente e' un libero professionista dotato di partita IVA che offre la propria consulenza alle Aziende Agricole. L'enologo ha il compito di controllare il totale rispetto delle norme igieniche dello stabilimento, il corretto funzionamento delle macchine, la struttura dell'edificio (umidita' nell'aria, presenza di ossigeno, eccetera...), oltre a gestire personalmente le fasi del processo di trasformazione, produzione e invecchiamento del vino. La professione di enologo e' ufficialmente riconosciuta in Italia, Francia, Spagna e Svizzera, e a breve lo sara' anche in Germania, Cina, Brasile e Cile.

crisi economica

La crisi economica potrebbe finire nel 2076, ovvero tra 63 anni. A sostenerlo è Riccardo Sanna, dell’Ufficio economico della Cgil, che in uno studio denominato “La ripresa dell’anno dopo – serve un piano del lavoro per la crescita e per l’occupazione”, traccia alcuni profili distintivi dell’attuale congiuntura, ipotizzando che la ripresa possa essere sperimentata solo nel lungo, lunghissimo periodo.

Stando a quanto affermato da Sanna, se come previsto dagli istituti statistici nel 2014 vi fosse una ripresa dell’economia, ci vorrebbero ben 13 anni per poter riottenere il prodotto interno lordo che l’Italia aveva nel 2007, ai margini dell’inizio della “grande crisi”, e ben 63 anni per avere un tasso di occupazione ai livelli passati. Ancora incerte le possibilità di recupero del livello di salario reale.

Sempre secondo la simulazione di Sanna, occorrerebbe partire da alcune fondamentali valutazioni sull’attuale condizione di crisi italiana. Tra i principali, il fatto che dal 2008 il Pil del Paese starebbe perdendo almeno 1,1 punti percentuali ogni anno, che i posti di lavoro sono calati di 1,5 milioni di unità rispetto al 2007, che i salari lordi cedono lo 0,1 per cento ogni anno (e i netti lo 0,4 per cento), che la produttività è negativa per 0,2 punti percentuali, e che gli investimenti si contraggono di 3,6 punti percentuali.

Partendo da tale base, e proiettandoci sopra le speranze di ripresa che l’Istat sostiene di poter  verificare nel 2014 (con un Pil a +0,7%), si giunge a considerare che i 112 miliardi di Pil persi verrebbero recuperati solamente nel 2026), che l’indice di occupazione del 2007 sarà recuperato solamente nel 2076, e che il livello di produttività e degli investimenti verrebbe recuperato rispettivamente nel 2017 e nel 2024.

Previsioni particolarmente buie, che non supportano certamente il desiderio (utopistico?) di positività e di ottimismo di cui il Paese avrebbe bisogno.