Gli italiani vogliono uscire dall’euro? Lo pensa il 53% del popolo

Più di un italiano su due vorrebbe uscire dall’Unione Europea. Una percentuale maggiore di quella dei francesi e degli spagnoli, ma inferiore a quella dei tedeschi.

La crisi mondiale ha colpito la maggior parte dei settori economici, ma ci sono alcuni settori, come quello dell'enologia, che non hanno risentito della crisi finanziaria e hanno continuato a produrre notevoli profitti. Secondo dei dati statistici provenienti direttamente dalla Coldiretti, gli occupati nel settore enologico sono cresciuti piu' del 50% negli ultimi dieci anni. La professione dell'enologo e' molto interessante, e sempre piu' giovani decidono di intraprendere un corso di studi per imparare tutte le nozioni teoriche e pratiche necessarie. Ma qual'e' il percorso di studi piu' indicato per diventare un enologo? Fortunatamente l'Italia, una delle capitali mondiali del vino, non ha problemi nell'educazione di questo settore, e per cominciare e' sufficiente iscriversi ad una facolta' universitaria di Agraria, con indirizzo "Viticoltura ed Enologia". La laurea breve da 3 anni comunque non basta per diventare un buon enologo, bisogna anche frequentare dei corsi di specializzazione, master e di aggiornamento. Oggigiorno c'e' molta concorrenza sul mercato, e per crearsi una buona posizione e' necessario studiare molto e avere anche quanti piu' contatti possibili con le Aziende Agricole. Un enologo solitamente e' un libero professionista dotato di partita IVA che offre la propria consulenza alle Aziende Agricole. L'enologo ha il compito di controllare il totale rispetto delle norme igieniche dello stabilimento, il corretto funzionamento delle macchine, la struttura dell'edificio (umidita' nell'aria, presenza di ossigeno, eccetera...), oltre a gestire personalmente le fasi del processo di trasformazione, produzione e invecchiamento del vino. La professione di enologo e' ufficialmente riconosciuta in Italia, Francia, Spagna e Svizzera, e a breve lo sara' anche in Germania, Cina, Brasile e Cile.

euro

Gli italiani vogliono davvero uscire dall’euro? Secondo quanto dimostrerebbe un recentissimo sondaggio commissionato da alcuni dei principali quotidiani continentali, la risposta sembrerebbe essere nettamente positiva.

Stando a quanto riportano le più importanti informazioni statistiche riportate dallo studio, ben il 53 per cento dei nostri connazionali avrebbe il desiderio di abbandonare i progetti europeisti uscendo dall’Unione Europea e dall’adozione dell’euro. Una percentuale che sale addirittura al 58 per cento per quanto concerne i tedeschi (considerati, a torto o ragione, quali coloro che stanno perdendo le maggiori occasioni dalla presenza nell’Unione), e scende al 45 per cento per i francesi e al 41 per cento per gli spagnoli.

Il sondaggio – commissionato da La Stampa, Suddeutsche Zeitung, Le Monde, Gazeta Wyborcza, El Pais e Guardian – afferma pertanto quanto già noto da altri studi, forse meno autorevoli. Nonostante ciò, non si intravede all’orizzonte la possibilità di domandare cosa ne pensano gli italiani, attraverso un referendum di opinione. L’impressione è che effettivamente la maggioranza degli abitanti della Penisola non stia digerendo la decennale esperienza nell’euro, e che la situazione nel prossimo futuro possa addirittura peggiorare, creando un senso di maggiore disaffezione definitivo nei confronti della valuta unica europea.