Offerte di lavoro in calo: un milione di posti persi con la crisi

Secondo quanto afferma Confindustria, dall’inizio della crisi alla fine del 2012, l’Italia brucerà oltre un milione di posti di lavoro, soprattutto tra i più giovani.

La crisi mondiale ha colpito la maggior parte dei settori economici, ma ci sono alcuni settori, come quello dell'enologia, che non hanno risentito della crisi finanziaria e hanno continuato a produrre notevoli profitti. Secondo dei dati statistici provenienti direttamente dalla Coldiretti, gli occupati nel settore enologico sono cresciuti piu' del 50% negli ultimi dieci anni. La professione dell'enologo e' molto interessante, e sempre piu' giovani decidono di intraprendere un corso di studi per imparare tutte le nozioni teoriche e pratiche necessarie. Ma qual'e' il percorso di studi piu' indicato per diventare un enologo? Fortunatamente l'Italia, una delle capitali mondiali del vino, non ha problemi nell'educazione di questo settore, e per cominciare e' sufficiente iscriversi ad una facolta' universitaria di Agraria, con indirizzo "Viticoltura ed Enologia". La laurea breve da 3 anni comunque non basta per diventare un buon enologo, bisogna anche frequentare dei corsi di specializzazione, master e di aggiornamento. Oggigiorno c'e' molta concorrenza sul mercato, e per crearsi una buona posizione e' necessario studiare molto e avere anche quanti piu' contatti possibili con le Aziende Agricole. Un enologo solitamente e' un libero professionista dotato di partita IVA che offre la propria consulenza alle Aziende Agricole. L'enologo ha il compito di controllare il totale rispetto delle norme igieniche dello stabilimento, il corretto funzionamento delle macchine, la struttura dell'edificio (umidita' nell'aria, presenza di ossigeno, eccetera...), oltre a gestire personalmente le fasi del processo di trasformazione, produzione e invecchiamento del vino. La professione di enologo e' ufficialmente riconosciuta in Italia, Francia, Spagna e Svizzera, e a breve lo sara' anche in Germania, Cina, Brasile e Cile.

In pochi anni persi oltre un milione di posti di lavoro

Confindustria ha appena pubblicato un report piuttosto preoccupante sulla situazione italiana consolidata, e su quella previsionale. La Penisola – stando a quanto affermato dal Centro Studi dell’associazione degli industriali – affronterà un prossimo biennio di estreme difficoltà, con incremento della disoccupazione, e innalzamento del numero dei nuovi inoccupati di circa un milione di unità rispetto alla base di partenza relativa al 2008.

Scendendo maggiormente nel dettaglio delle analisi diramate da Confindustria, gli studiosi dell’associazione sostengono che il prodotto interno lordo subirà una contrazione di 2 punti percentuali nel periodo intercorrente tra l’inizio della scorsa estate, e il termine della prossima primavera: un andamento fortemente deprezzante, che porterà sotto zero il livello di sviluppo della crescita economica per il prossimo anno, e riconducendo su più miti livelli il Pil 2011.

Sulla base delle ultime revisioni diramate dalla Confederazione, infatti, emerge come nell’anno che si accinge a conclusione la produzione interna lorda si assesterà intorno a mezzo punto percentuale in più dei livelli 2010, contro una precedente previsione che auspicava un incremento di 0,7 punti percentuali. Per quanto invece concerne il 2012, Confindustria afferma come l’Italia affronterà un periodo di estrema criticità, che la condurrà a concludere il prossimo esercizio solare a quota – 1,6 punti percentuali, contro una precedente previsione di crescita pari a 0,2 punti percentuali.

Dopo aver illustrato questi macro dati sull’andamento della produzione interna lorda, Confindustria si concentra sul trend del mercato del lavoro. L’associazione degli industriali evidenzia come sia molto probabile il freno al reintegro delle persone in CIG (Cassa Integrazione Guadagni). Altrettanto probabile, secondo gli studi della Confederazione, l’aumento dei licenziamenti, che condurranno il tasso di disoccupazione sopra la soglia del 9% entro la fine del prossimo anno.

Con i nuovi disoccupati creati nel biennio 2012-2013 (circa 200 mila unità), l’Italia consoliderà la perdita di circa un milione di posti di lavoro dall’inizio della crisi finanziaria del 2008.

Per quanto concerne le fasce anagrafiche maggiormente colpite dalle difficoltà, poche novità secondo gli industriali: i giovani saranno coloro che subiranno gli effetti più nocivi dell’ondata di difficoltà, con un incremento del tasso di disoccupazione stabilmente in doppia cifra. Confindustria stima infatti che il tasso di occupazione giovanile tra i 15 e i 24 anni calerà del 24,4%, mentre quello per i giovani tra i 25 e i 34 anni si contrarrà del 13%.

Infine, sul fronte della pressione fiscale, Confindustria afferma come il tasso del prelievo fiscale crescerà a 45,5 punti percentuali della produzione interna lorda entro i prossimi due anni. Straordinariamente elevati i dati sulla pressione effettiva (cioè, sul prelievo calcolato escludendo il sommerso), che salirebbe a 54 punti percentuali entro la fine del prossimo anno.