Caro-benzina: e se fosse colpa di una truffa?

Crescono le polemiche intorno alla fissazione del prezzo dell’indice Brent: e se dietro ci fosse una truffa internazionale, in grado di coinvolgere le principali compagnie petrolifere?

La crisi mondiale ha colpito la maggior parte dei settori economici, ma ci sono alcuni settori, come quello dell'enologia, che non hanno risentito della crisi finanziaria e hanno continuato a produrre notevoli profitti. Secondo dei dati statistici provenienti direttamente dalla Coldiretti, gli occupati nel settore enologico sono cresciuti piu' del 50% negli ultimi dieci anni. La professione dell'enologo e' molto interessante, e sempre piu' giovani decidono di intraprendere un corso di studi per imparare tutte le nozioni teoriche e pratiche necessarie. Ma qual'e' il percorso di studi piu' indicato per diventare un enologo? Fortunatamente l'Italia, una delle capitali mondiali del vino, non ha problemi nell'educazione di questo settore, e per cominciare e' sufficiente iscriversi ad una facolta' universitaria di Agraria, con indirizzo "Viticoltura ed Enologia". La laurea breve da 3 anni comunque non basta per diventare un buon enologo, bisogna anche frequentare dei corsi di specializzazione, master e di aggiornamento. Oggigiorno c'e' molta concorrenza sul mercato, e per crearsi una buona posizione e' necessario studiare molto e avere anche quanti piu' contatti possibili con le Aziende Agricole. Un enologo solitamente e' un libero professionista dotato di partita IVA che offre la propria consulenza alle Aziende Agricole. L'enologo ha il compito di controllare il totale rispetto delle norme igieniche dello stabilimento, il corretto funzionamento delle macchine, la struttura dell'edificio (umidita' nell'aria, presenza di ossigeno, eccetera...), oltre a gestire personalmente le fasi del processo di trasformazione, produzione e invecchiamento del vino. La professione di enologo e' ufficialmente riconosciuta in Italia, Francia, Spagna e Svizzera, e a breve lo sara' anche in Germania, Cina, Brasile e Cile.

brent

In queste settimane sta tornando alla ribalta una “vecchia” storia riguardante il caro-benzina e i suoi potenziali collegamenti con la “manipolazione” del prezzo del Brent, l’indice di riferimento dello scambio del greggio a livello internazionale e di tutti i prodotti successivamente correlati.

In altri termini, alcuni osservatori sostengono che diverse compagnie sarebbero in grado di muovere a proprio piacimento le quotazioni dell’indice, andando così a rincarare le dosi sul prezzo del prodotto finale. Le istituzioni europee starebbero indagando su quanto accaduto nel corso degli ultimi mesi e – nonostante le smentite da parte delle compagnie interessate – sembra che le analisi e le ricostruzioni stiano procedendo spedite.

A parlarne, recentemente, è stato anche il ministro britannico dell’Energia, Edward Davey: “Se dovesse risultare che gli automobilisti e i consumatori sono stati toccati nel loro portafoglio a causa di manipolazioni di mercato, i responsabili sentiranno su di loro la piena forza della legge”.

Ma in che modo è resa possibile tale potenziale “truffa”? L’agenzia mondiale per la fissazione del prezzo del petrolio, la Platts, alle 16.30 di ogni giorno effettua una rilevazione sui prezzi che le compagnie sono riuscite a ottenere sulle principali qualità di greggio compravendute. In base a tali quotazioni fissano poi il prezzo del Brent, indice di riferimento su scala internazionale.

Secondo alcune accuse, qualche compagnia avrebbe manipolato le informazioni fornite al Platts, in maniera tale da gonfiare l’effettivo prezzo del Brent e, di conseguenza, rincarando il prezzo finale ai danni dei consumatori. Considerato che ogni anno vengono chiuse operazioni per un controvalore simile ai 2.500 miliardi di dollari, il potenziale pregiudizio prodotto da simili truffe sarebbe realmente gigantesco.

Continueremo a tenervi aggiornati nel corso delle prossime settimane, riportando eventuali novità in materia.