Chiuse 31 mila imprese in tre mesi

Nel corso dei primi tre mesi del 2013 avrebbero chiuso i battenti oltre 31 mila imprese. Un record negativo che rischia di peggiorare nel corso dei prossimi trimestri.

La crisi mondiale ha colpito la maggior parte dei settori economici, ma ci sono alcuni settori, come quello dell'enologia, che non hanno risentito della crisi finanziaria e hanno continuato a produrre notevoli profitti. Secondo dei dati statistici provenienti direttamente dalla Coldiretti, gli occupati nel settore enologico sono cresciuti piu' del 50% negli ultimi dieci anni. La professione dell'enologo e' molto interessante, e sempre piu' giovani decidono di intraprendere un corso di studi per imparare tutte le nozioni teoriche e pratiche necessarie. Ma qual'e' il percorso di studi piu' indicato per diventare un enologo? Fortunatamente l'Italia, una delle capitali mondiali del vino, non ha problemi nell'educazione di questo settore, e per cominciare e' sufficiente iscriversi ad una facolta' universitaria di Agraria, con indirizzo "Viticoltura ed Enologia". La laurea breve da 3 anni comunque non basta per diventare un buon enologo, bisogna anche frequentare dei corsi di specializzazione, master e di aggiornamento. Oggigiorno c'e' molta concorrenza sul mercato, e per crearsi una buona posizione e' necessario studiare molto e avere anche quanti piu' contatti possibili con le Aziende Agricole. Un enologo solitamente e' un libero professionista dotato di partita IVA che offre la propria consulenza alle Aziende Agricole. L'enologo ha il compito di controllare il totale rispetto delle norme igieniche dello stabilimento, il corretto funzionamento delle macchine, la struttura dell'edificio (umidita' nell'aria, presenza di ossigeno, eccetera...), oltre a gestire personalmente le fasi del processo di trasformazione, produzione e invecchiamento del vino. La professione di enologo e' ufficialmente riconosciuta in Italia, Francia, Spagna e Svizzera, e a breve lo sara' anche in Germania, Cina, Brasile e Cile.

imprese

Secondo quanto affermato da Unioncamere, nel corso dei primi tre mesi del 2013 avrebbero chiuso i battenti 31 mila imprese. Un risultato – quello formalizzato nel primo scorcio del nuovo anno – che porta il 2013 indietro nel tempo, con una prestazione addirittura peggiore di quella del 2009, l’anno (finora) più duro di questa lunga ondata di crisi.

Stando a quanto ribadito all’interno dello studio Unioncamere, infatti, nel 2009 il bilancio tra aperture e chiusure di imprese era stato negativo per poco più di 30 mila unità. “Con un saldo di – 31.351 unità, i primi tre mesi del 2013 rappresentano il peggior trimestre rilevato all’anagrafe delle imprese dal lontano 2004” – aggiunge l’analisi.

Per quanto concerne le principali determinanti sottostanti tale risultato negativo, si registra una contrazione delle iscrizioni particolarmente ingente, con 118.618 unità nei primi tre mesi 2013, contro le 120.278 dei primi tre mesi del 2012. A preoccupare sono tuttavia soprattutto le cessazioni, visto e considerato che hanno chiuso le serrande 149.696 imprese, contro le 146.368 imprese dei primi tre mesi del 2012.

Secondo quanto dichiarato dal presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, a pesare sarebbe anche lo stallo politico in corso in Italia, che la recente rielezione del presidente della Repubblica potrebbe tuttavia contribuire a smuovere.