Italia finita se i giovani non trovano lavoro

Secondo il presidente della Repubblica l’Italia è finita se i giovani non riescono più a trovare lavoro. Siete d’accordo? E cosa fareste al posto dei politici per rilanciare l’occupazione giovanile?

La crisi mondiale ha colpito la maggior parte dei settori economici, ma ci sono alcuni settori, come quello dell'enologia, che non hanno risentito della crisi finanziaria e hanno continuato a produrre notevoli profitti. Secondo dei dati statistici provenienti direttamente dalla Coldiretti, gli occupati nel settore enologico sono cresciuti piu' del 50% negli ultimi dieci anni. La professione dell'enologo e' molto interessante, e sempre piu' giovani decidono di intraprendere un corso di studi per imparare tutte le nozioni teoriche e pratiche necessarie. Ma qual'e' il percorso di studi piu' indicato per diventare un enologo? Fortunatamente l'Italia, una delle capitali mondiali del vino, non ha problemi nell'educazione di questo settore, e per cominciare e' sufficiente iscriversi ad una facolta' universitaria di Agraria, con indirizzo "Viticoltura ed Enologia". La laurea breve da 3 anni comunque non basta per diventare un buon enologo, bisogna anche frequentare dei corsi di specializzazione, master e di aggiornamento. Oggigiorno c'e' molta concorrenza sul mercato, e per crearsi una buona posizione e' necessario studiare molto e avere anche quanti piu' contatti possibili con le Aziende Agricole. Un enologo solitamente e' un libero professionista dotato di partita IVA che offre la propria consulenza alle Aziende Agricole. L'enologo ha il compito di controllare il totale rispetto delle norme igieniche dello stabilimento, il corretto funzionamento delle macchine, la struttura dell'edificio (umidita' nell'aria, presenza di ossigeno, eccetera...), oltre a gestire personalmente le fasi del processo di trasformazione, produzione e invecchiamento del vino. La professione di enologo e' ufficialmente riconosciuta in Italia, Francia, Spagna e Svizzera, e a breve lo sara' anche in Germania, Cina, Brasile e Cile.

giorgio napolitano

Se i giovani non trovano lavoro l’Italia è finita. È questa la dichiarazione che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha rilasciato spontaneamente alla folla che a Monfalcone è accorsa a salutarlo. Una battuta secca, ripresa dai cronisti, e in grado di sintetizzare perfettamente il sentment in atto all’interno del BelPaese, sempre più stretto nella morsa di una disoccupazione (giovanile, e non solo) che stenta ad allentarsi.

Che la disoccupazione giovanile sia in cima alle preoccupazioni è d’altronde ben noto. Basti considerare che nel Sud la disoccupazione giovanile supera il 50%, e che proprio tale dato è alla base di un malessere sociale che, storicamente, ha sempre portato profondi rischi di emersione di populismi e nazionalismi.

Ma, sintesi a parte, quali potrebbero essere secondo voi le mosse giuste per far ripartire l’occupazione giovanile? Cosa fareste trovandovi al posto del Consiglio dei Ministri?