Neet italiani a quota 2,4 milioni di persone

Continua a crescere la popolazione dei giovani Neet italiani: 2,4 milioni di persone, il 26% dei giovani di età compresa tra 15 e 29 anni.

La crisi mondiale ha colpito la maggior parte dei settori economici, ma ci sono alcuni settori, come quello dell'enologia, che non hanno risentito della crisi finanziaria e hanno continuato a produrre notevoli profitti. Secondo dei dati statistici provenienti direttamente dalla Coldiretti, gli occupati nel settore enologico sono cresciuti piu' del 50% negli ultimi dieci anni. La professione dell'enologo e' molto interessante, e sempre piu' giovani decidono di intraprendere un corso di studi per imparare tutte le nozioni teoriche e pratiche necessarie. Ma qual'e' il percorso di studi piu' indicato per diventare un enologo? Fortunatamente l'Italia, una delle capitali mondiali del vino, non ha problemi nell'educazione di questo settore, e per cominciare e' sufficiente iscriversi ad una facolta' universitaria di Agraria, con indirizzo "Viticoltura ed Enologia". La laurea breve da 3 anni comunque non basta per diventare un buon enologo, bisogna anche frequentare dei corsi di specializzazione, master e di aggiornamento. Oggigiorno c'e' molta concorrenza sul mercato, e per crearsi una buona posizione e' necessario studiare molto e avere anche quanti piu' contatti possibili con le Aziende Agricole. Un enologo solitamente e' un libero professionista dotato di partita IVA che offre la propria consulenza alle Aziende Agricole. L'enologo ha il compito di controllare il totale rispetto delle norme igieniche dello stabilimento, il corretto funzionamento delle macchine, la struttura dell'edificio (umidita' nell'aria, presenza di ossigeno, eccetera...), oltre a gestire personalmente le fasi del processo di trasformazione, produzione e invecchiamento del vino. La professione di enologo e' ufficialmente riconosciuta in Italia, Francia, Spagna e Svizzera, e a breve lo sara' anche in Germania, Cina, Brasile e Cile.

lavoro giovani

Secondo quanto svelano gli ultimi dati forniti da Eurostat, in Italia i Neet (cioè le persone che non studiano, non hanno un lavoro, non lo cercano e non sono impegnate in attività assimilabili all’impiego, come gli stage, i tirocini e i lavori domestici) sarebbero 2,4 milioni di unità, il 26% dei giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni. Un numero che – se paragonato al 2007 – mostra un forte incremento: all’epoca infatti la percentuale dei Neet sulla popolazione in oggetto era del 19%.

A preoccupare ulteriormente gli analisti è il dato relativo alla infelicità diffusa di tale categoria. Secondo quanto affermava il Rapporto Giovani dell’Istituto Toniolo, condotto in collaborazione con Ipsos e il sostegno di Fondazione Cariplo e Intesa Sanpaolo, ad esempio, 1 NeEt su 3 tra le donne, e 1 Neet su 2 tra gli uomini, si è dichiarato poco o per nulla felice, contro il rapporto di 3 a 4 sui Non Neet.